- Tutte le poesie (Vol. 1)
Questo volume raccoglie la produzione poetica di D'Annunzio che dagli esordi di 'Primo vere', sulla scia del modello carducciano, giunge alla stagione simbolista, intimista e malinconica del Poema paradisiaco. Caratterizzata da un inesauribile sperimentalismo, questa parabola ha come costanti il vitalismo sfrenato ed il primato dei sensi, un'orgia di colori, di sapori, di odori sullo sfondo di una natura lussureggiante, dove l'uomo si muove con disinvoltura.
- Tutte le poesie (Vol. 2)
Le laudi del cielo del mare della terra e degli eroi costituiscono il punto d'arrivo della poesia dannunziana. Dalla scoperta del mondo pagano e della sua religiosità nella Laus Vitae e dall'esaltazione dei valori della patria e dell'azione in 'Elettra' si giunge alla splendida solarità di 'Alcyone', considerato l'apice della creatività di D'Annunzio, per la purezza dell'espressione lirica e per le novità metriche e stilistiche.
- Tutte le poesie (Vol. 3)
Per la prima volta vengono raccolti in un unico volume tutti i componimenti che D'Annunzio ha lasciato dispersi nei molti giornali e periodici del secolo scorso, o nei fogli della sua corrispondenza, oppure che ha elaborato per musicisti o melodisti, per amici, familiari, per eventi pubblici e per occasioni private: un materiale che ripercorre tutte le stagioni della creatività dannunziana, dai precoci esordi abruzzesi al solitario tramonto nelle stanze del 'Vittoriale'.
- Tutto il teatro (Vol. 1)
Il teatro di Gabriele D'Annunzio rappresenta non solo uno dei vertici della drammaturgia italiana del Novecento, ma anche un'esperienza fra le più spregiudicate ed innovatrici della scena europea: un'esperienza che anticipa sorprendentemente il futurismo e l'espressionismo. Da 'La città morta' a 'La figlia di Iorio' da 'La fiaccolata sotto il moggio' a 'Fedra'. D'Annunzio creò un teatro di grande respiro lirico, originale nel linguaggio scenico e sostenuto da uno straordinario rigore creativo.
- Tutto il teatro (Vol. 2 - 3)
Il teatro di Gabriele D'Annunzio rappresenta non solo uno dei vertici della drammaturgia italiana del Novecento, ma anche un'esperienza fra le più spregiudicate ed innovatrici della scena europea: un'esperienza che anticipa sorprendentemente il futurismo e l'espressionismo. Da 'La città morta' a 'La figlia di Iorio' da 'La fiaccolata sotto il moggio' a 'Fedra'. D'Annunzio creò un teatro di grande respiro lirico, originale nel linguaggio scenico e sostenuto da uno straordinario rigore creativo.
- Prose scelte
Il ripiegamento su se stesso, la memoria dell'infanzia e dell'adolescenza, la constatazione della vanità del tutto e l'approssimarsi della vecchiaia e della morte sono i temi fondamentali delle prose dannunziane, in cui si alternano timbri realistici e visionari, momenti di solarità ed amarezza 'Il Notturno', 'Il Solus ad solam', le pagine di osservazioni sulla realtà e sulla creazione artistica delle 'Faville del maglio', la tessitura limpida e modernissima de 'Il libro segreto' sono i modelli indiscussi della più grande prosa italiana del Novecento.
- Tutte le novelle
Affidandosi all'esuberanza della giovinezza ed al proprio temperamento irruento e sensuale, il D'Annunzio novelliere si mostra fedele, fin dalle prove d'esordio, a quella letteratura regionale abruzzese intrisa del mito della 'terra vergine' selvaggia e misteriosa. Le pagine di 'Terra vergine' e delle 'Novelle della Pescara' si caricano di elementi esotici di tipo vegetale ed animale, influenzati dal diffuso darwinismo. Rincorrendo un sogno inappagato di terre lontane. D'Annunzio disegna un Abruzzo somigliante all'Africa, mito dei suoi sogni.
- Il piacere - Giovanni Episcopo - L'innocente
La pubblicazione de 'Il piacere', nel 1889, suscitò un enorme scalpore ma consacrò al tempo stesso la fama di D'Annunzio, che venne da molti considerato il creatore del romanzo moderno. Sullo sfondo della Roma umbertina, tra salotti e ricevimenti, alcove e duelli, si snoda l'avventura spirituale di Andrea Sperelli, il dandy dannunziano che, avendo smarrito identità e valori morali, vive alla costante smaniosa ricerca di un piacere estetico drammaticamente illusorio. Con Giovanni Episcopo e L'innocente D'Annunzio sperimenta il racconto - confessione alla maniera russa, rappresentando la crisi dell'uomo contemporaneo.
- Il fuoco - Forse che sì, forse che no
In una Venezia misteriosa ed incantevole Stelio Effrena e la Foscarina (in realtà D'Annunzio e la Duse) coltivano ne 'Il fuoco' l'idea di un teatro liberato dalle convenzioni borghesi e restituito ai grandi spazi aperti in cui si coniugano parola, musica, danza e canto. 'Forse che si forse che no' ultima prova narrativa in senso stretto di D'Annunzio, è il romanzo della modernità: come un modello Icaro, Paolo Tarsis, il protagonista, sogna di oltrepassare i limiti umani confidando nel futuro della tecnologia. Passioni, ardimento e follia si intrecciano in un tessuto narrativo denso di episodi e colpi di scena.
- Trionfo della morte - Le vergini delle rocce
'Trionfo della morte' è ritenuto il più autobiografico dei romanzi dannunziani. Narra la complicata e tragica storia d'amore di Giorgio Aurispa ed Ippolita Sanzio. Influenzato dal 'superomismo' di Nietzsche. D'Annunzio ultima nel romanzo, che cerca di assimilare a un poema musicale, il processo di rinnovamento di contenuti e stili avviato dopo 'Il piacere'. 'Le vergini delle rocce' è l'opera che incarna l'ideologia politica di D'Annunzio: rampollo di una illustre famiglia, Claudio Cantelmo concepisce un ambizioso progetto di rigenerazione per Roma, avvilita dalla volgarità dello Stato liberal democratico, vagheggiando l'antica grandezza.
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